Ancora sangue. Sangue di bambini.

Ancora sangue. Sangue di bambini.

Così inizia questo nuovo anno in Italia, paese che si scopre ogni giorno sempre più incapace di tutelare i più vulnerabili.

Due vite appena sbocciate, strappate dal tessuto umano con violenza efferata e per mano di chi avrebbe dovuto proteggerli senza incertezza: i genitori.

E’ inutile nascondere il dato; in Italia l’infanticidio è solo la punta dell’iceberg di una violenza diffusa e tutta intra-familiare, violenza che non viene creduta e nemmeno cercata da chi ha funzioni di controllo.

Il maltrattamento sui bambini è sempre giustificato. Con uno scrollo di spalle, le punizioni corporali e le umiliazioni psicologiche fanno ancora parte dei metodi educativi che gli adulti riservano alle nuove generazioni.

E non c’è legge che tenga, dal momento che non viene applicata. Ogni giustificazione è buona per non intervenire: il bambino manipolato dal conflitto genitoriale, la denuncia che non è stata sporta o non è arrivata, il pregiudizio che un genitore sia sempre capace in forza del legame di sangue.

Legame di sangue che al sangue riconduce. La mitologia greca lo racconta con assoluta lucidità e Medea ne è un formidabile simbolo per chi avesse un reale interesse ad approfondire le pieghe oscure del cuore umano.

Ma questo non è interesse delle Istituzioni.

Il piccolo di Varese, sgozzato da un padre (non ritenuto socialmente pericoloso dalle Autorità) e occultato in un armadio sembra che non volesse incontrare il padre. Chi ha ascoltato questa voce? Chi ha parlato con il bambino prima di disporre che potesse andare dal padre nelle festività di Capodanno, quando si sa che a ridosso di una separazione le feste possono suscitare scompensi emotivi profondi e non sempre controllabili?

Sappiamo che l’ascolto delle persone di minore età in Italia è ancora obbligatorio solo dopo il compimento dei 12 anni di età, sappiamo che i bambini non hanno ancora il chiaro diritto ad un avvocato che ne tuteli gli interessi nei procedimenti che li coinvolgono, sappiamo che l’ascolto delle persone di minore età nella maggior parte dei casi non viene espletato dal Giudice togato che dovrà poi assumersi la responsabilità delle scelte. Quando cambierà tutto questo per garantire ai bambini una via di scampo da questa mattanza?

La recente riforma del processo civile apre tanti spiragli di speranza sulla strada del riconoscimento dei diritti delle persone di minore età e siamo confortati che il Ministro Cartabia abbia inviato degli ispettori che con urgenza dovranno stabilire gli eventi e le responsabilità di una morte così atroce.

Dobbiamo fare in modo che ogni componente della società civile si senta responsabile della vita dei bambini; i bambini che non sono proprietà privata dei genitori, ma cittadini in crescita, semi di speranza per il nostro futuro, a cui ciascun adulto deve gratitudine, rispetto e reale tutela.

Fonte di Ismaele intende promuovere un momento di incontro tra società civile e istituzioni perché in Italia non sia versato più il sangue di bambini, perché la voce del minore giunga agli adulti con la forza di un urlo che chiede giustizia e arrivi a squarciare l’opaco velo dell’indifferenza politica. I bambini non votano e questo li rende invisibili, non sono dotati di sindacati e questo li rende muti, non possono sporgere denuncia perché non sono creduti se non accompagnati da un adulto. I bambini sono i soggetti più vulnerabili e marginali della nostra società. Occorre dare vita ad un movimento che ne sostenga realmente i diritti al fine di vederli riconosciuti e non solo enunciati nelle sterili ricorrenze. I bambini siamo noi, la nostra parte migliore, sono la cifra del mistero che l’umano ancora non ha rivelato e che rischia di non rivelarsi se non accorreremo in tempo a salvarlo.

Lucia Ercoli
Presidente Fonte di Ismaele
Osservatorio Diritti Minori Vulnerabili